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    February 27

    un sorriso

    un sorriso rubato vale molto più di un sorriso stampato.
     
    Goffredo Ventre.

    pura energia

    perchè il silenzio sembra fermare il tempo? perchè non sono capace di aspettare ed ho sempre la sensazione di perdermi qualcosa?

    perchè le persone mi mancano sempre?

    sento la necessità di parlarle

    di dirle tante cose

    eppure penso che non le capirebbe

    è da ieri che provo il desiderio irrefrenabile di scrivere una lettera che non ho scritto, o meglio che ho iniziato per poi cancellare, perchè ormai credo che tante cose accadano solo perchè contestuali ad una condizione emotiva particolare, tante cose vengano poi messe da parte per motivi a me sconosciuti e che non mi sia dato sapere, perchè tante volte le parole seguono solo il corso di un secondo, lo stesso secondo in cui smettono d'esser pronunciate...

    un po’ mi infastidisce questa consapevolezza, mi sembra un ciclico rinnovarsi di cazzate,, non credo che la gente possa aver tanta paura, sai credo che non ci sia tutto questo dispiacere o tutto questo legarsi alle persone e non credo a  quell'abbraccio durante il quale le sue labbra sentenziarono velate da un sorriso:

    “tu ormai sei una presenza forte nella mia vita”

    una presenza che il giorno successivo ha sentito il bisogno d’allontanare;

    eppure avverto forte la necessità di spiegare a me stesso, come stessi spiegandolo a lei, che non serve fuggir ciò che tanto spaventa, a meno che, come sempre accede, non decida di fuggirlo per sempre, accantonando la fonte di tanta paura in un cantuccio della memoria, in quel cantuccio ove non arrivi luce sufficiente ad illuminar cosa vi sia stoccato, perché se così non fosse, qualora si riproponesse occasione, farebbe comunque spavento, sempre allo stesso modo, sempre per le stesse ragioni.

    Abbiamo parlato tanto di scrutarsi dentro,  mi ha sempre raccontato il suo disagio per quanto si sentisse spogliata dal mio guardarla negli occhi, di quanto si sentisse vulnerabile, infastidita, ora penso che questa sia soltanto una tenda dietro cui nascondersi, perché purtroppo al giorno d’oggi tante persone hanno bisogno di mostrarsi attraverso un velo, tante persone hanno paura di lasciarsi conoscere e percorrere a fondo da qualcun altro, scegliendo spesso la via più semplice, quella che non dia modo di pensare e soprattutto di fare i conti con se stessi, ma al tempo stesso è una condizione che mi arricchisce di serenità, mi alleggerisce del fatto di non esser come tanti altri, di non dovermi neanche porre il dubbio d’esserlo mai stato o di poter diventare tanto banale e tanto superficiale anche in un semplice rapporto di conoscenza, anche con chi mi incontri una sola volta nella vita, sensazione confermata dal fatto che le sia bastata una sola sera per capire che non poteva avere da me ciò per cui mi aveva cercato, da non poter fare a meno di aprirsi come forse non ha mai fatto con nessuno fino ad ora, certo non con uno sconosciuto;

    tutto questo porterebbe a pensare che abbia avuto timore di qualcosa che non conosca o che non abbia mai conosciuto fino ad ora, o che forse le sia stato semplicemente mostrato da qualcuno solo per raggiungere uno scopo, qualcuno che una volta ottenuto quello che voleva l’abbia abbandonata a consolarsi con le proprie illusioni, come sempre accade quando si ripongano fiducia e speranza in una persona a cui ci si affezioni al punto tale da trovare sempre una giustificazione ai torti da essa subiti, al punto da farsi bastare un sorriso per cancellare o riporre decine, centinaia di delusioni, ore di tormentata ricerca della felicità...quello stesso tipo di persone, che con il passare degli anni ti portino ad aver paura di tutto e di tutti, e ti spianino la strada della fuga ogni qual volta si incontri qualcuno disposto a donarti il proprio affetto incondizionato.

    Ed ecco il rituale, l’allontanamento incondizionato, il silenzio, quello stesso silenzio che io stesso professo ed ho sempre professato non esistere a testimonianza della vita stessa, quel silenzio che implacabile sembra rendere interminabile e faticoso ogni battito di cuore, ogni singolo respiro, quel silenzio che sembra esser destinato ad accompagnarmi per la vita, perché sono consapevole del fatto che tutti ormai, te compresa, entrino ed escano dalla mia vita con una semplicità e rapidità tali, da poter rapportare ogni singolo rapporto, di qualsiasi entità o natura si tratti, alla visione di un film, all’esser entrato ed uscito da una sala cinematografica, semplicemente guardando e appropriandomi di quei fotogrammi, interpretando le immagini ed i suoni, trasformandole in profumi che non sento ormai da tanto tempo e che ogni volta ho bisogno di ricreare dentro me per poter lenir  la consapevolezza che quello che mi sfiora è  solo un timido raggio di luce che sia riuscito a violare il fitto fogliame del mio bosco,un raggio di sole che non riuscirebbe a scaldarmi ora né mai, o nella steppa arida arsa dal sole una misera pozza d’acqua che subito tramuta in fango per poi scomparire nel sottosuolo, senza che abbia la possibilità di trovarvi refrigerio o potermi dissetar con essa, senza che io possa specchiarmici per ritrovar quella speranza in cui non so trasformar quei fotogrammi;

    nient’altro che una visione, la semplice consapevolezza d’aver ascoltato una storia, di cui non ricorderò gli interpreti, la trama, le parole, le emozioni, e che in alcuni casi non ricorderò neanche d’aver mai visto, perché mi capita sempre così, al cinema e nella vita, ed è per questo che scrivo sempre ciò che osservo, ciò che faccio mio, per far si di aver la consapevolezza d’aver vissuto, consapevolezza che riesco a ritrovar solo tra le righe, che implacabili torno a leggere ogni qual volta riveda lo stesso film, accorgendomi solo leggendo i titoli di cosa d’averlo già visto tante volte senza averlo mai capito, mai fermato, ogni qual volta qualcuno entri a far parte della mia vita per poi uscirne in punta di piedi, scusandosi per qualcosa che non posso comprendere, scusandosi del fatto che io sia fatto così, tanti progetti, tanto amore, tante parole, neanche ricordo chi me le abbia dette, neanche ricordo con chi avrei dovuto guardare non so più quale film, o a chi avrei dovuto preparare non so quale pietanza, perché ormai mi ritrovo a vivere sempre le stesse situazioni, al punto da non riuscir a discernere i momenti e le persone con cui ho vissuto e con cui abbia fatto programmi o progetti per il futuro, ormai mi trovo a raccontarmi sempre la stessa storia ed ascoltar sempre la stessa trama.

    Ecco perché ti dico che non sono capace di aspettare, perché ho bisogno di sapere sempre tutto e subito, ecco perché ci sono o non ci sono nella vita di qualcuno, non so aspettare perché mi sembra sempre di non aver abbastanza tempo per far tutto, perché credo che la mia vita non sia altro che una folle corsa alla ricerca di qualcuno a cui potermi donare e dedicare, senza riuscire ad aspettare, perché quando resto ad aspettare, sono solo stanco e deluso, e so che non arriverà nulla, e che anche se arrivasse non saprei farla più mia, perché sento il canto degli uccelli solo quando sono solo con me stesso, perché inseguo il tramonto con la speranza di non vederlo mai sparire all’orizzonte, vivendo l’illusione che inseguendo il tempo io possa raggiungerlo e che il mio giorno non finisca mai, lasciandomi  vivere la sensazione di eterna serenità che trovo in un semplice sorriso senza dover fare i conti con i miei ritmi biologici, senza mai dover riposare, senza stanchezza e senza dover lottare per ottenere qualcosa, semplicemente trasformandomi in puro spirito la cui energia possa vagare libera da ogni decezione, libera da vincoli terreni e corporali, senza che il mio spirito debba accontentarsi di vivere solo attraverso un momento che debba saper rendere speciale, solo attraverso la mera esplicazione di ciò che sono diventato e che sono pronto ad esser, pura energia nel tempo e nello spazio, quello stesso spazio che tu m’assicuri io viva quando sono li ad aspettare, mentre io,  invece, sento tanto vuoto da dovermi sempre spiegare, ancora spiegare per poi dovermi arrendere a me stesso ed al fatto che a nessuno possa andar bene ciò che sono, al fatto che non smetterò mai di inseguire qualcuno, al fatto che il mio momento sia e resterà sempre un momento, fotogramma di un film di cui non ricorderò nulla, forse neppure di averlo mai visto, neanche che sia mai esistito.

     

    Goffredo Ventrre

    attonito e mesto

    attonito  e mesto il mio pensiero volteggia
    in una calda spirale di se stesso si erge ed aleggia.
     
     
    Goffredo Ventre.
    February 25

    hai mai?

    hai mai vissuto nel vuoto triste ricordo di te stesso?
    forse a volte l'unica consolazione è proprio essere la reminiscenza della tua stessa ombra
    hai mai provato il piacere di trascorrere una sera d'inverno senza nulla di caldo addosso?
    hai mai provato a scaldarti senza corpo
    e provato piacere nel freddo fallimento ke ti penetra approfittando del vuoto ke meticolosamente hai costruito intorno a te?
    forse avrai ripetuto a te stesso, alla tua anima sola, al tuo ego ke è meglio un'altro fallimento volto a costruire qualcosa piuttosto ke vederti sgretolar te stesso poco a poco
    forse ti sarai ripetuto fino alla nausea ke puoi costruire quello ke vuoi nella vita, ke devi solo volerle le cose per ottenerle...
    forse pensi che la mia vita sia triste
    perkè pensi ke mi resti poco o nulla dei miei errori, delle mie delusioni, di quei fallimenti...
    e pure sono felice, e tu non lo sai
    non sai ke puoi costruire quanto vuoi
    forse non sai ke puoi ergere imperi sul tuo pilastro, ma nessuno ti ha detto ke prima o poi crolleranno perkè non vali + del peso ke riesci a reggere
    ed io oggi valgo tutto il peso delle mie sconfitte
    valgo tutto il peso di quel vacillare, crepare, cedere, crollare...
    eppure le macerie sono solo e sempre intorno a me
    mai su di me
    su di me resta solo quella parte della costruzione saldamente radicata alle mie fondamenta, quella "crosta" ke pur volendo non riuscirei e non riusciresti a staccare, quella parte di te, quella parte di ogni fallimento, mio, tuo, e di tanti altri, ke inesorabilmente arriva ad accrescere il mio io, il pilastro ke sono, quel pilsastro sul quale costruisco i miei crolli
    vivo della mia chiassosa solitudine poikè di essa mi nutro e mi accresco, vivo il mio io perkè si nutre del mio passato e ne sono contento
    felice di vivere una fredda sera in cui mi scaldo senza corpo
    una fredda sera in cui esisto solo io, in cui non conta chi sia accanto a me
    conta quella fredda solitudine ke tanto mi ristora
    contiamo solo io e i tanti grazie ke ho dispensato e ke dispenserò
    conta solo quel freddo ricordo di me stesso, di quella fervida esistenza ke lentamente smagrisce e si impoverisce di te, di tutti.
     
     
    Goffredo Ventre
    February 22

    non importa

    non importa a chi appartenga ciò che professi
    importa che tu l'abbia fatto tuo
    e sappia divulgarlo in modo opportuno
    a chi riesca ad arricchirsene
    non pensare  a chi tu sia
    importa come e chi tu sia diventato
    poichè è l'unico specchio sincero
    non contare le tue cicatrici
    le più profonde sono quelle che non ricordi d'avere
    e quando scoprirai come, quando e chi te le abbia inferte
    e saprai dividerle in forza e debolezza
    sii sincero con le tue paure
    poichè esse sanno d'esser radicate in te
    sii equo nell'elogiar la tua forza
    rischieresti altrimenti che essa si inorgoglisca
    di vanità e viltà,
    e in battaglia non son validi alleati.
     
     
    Goffredo Ventre